LINEA INDICI – lo short può attendere

Sono mesi che gli analisti di mercato vanno ripetendo che la crescita degli indici azionari è un caso eclatante di doping finanziario, sostenuta come è dalla massiccia iniezione di liquidità garantita dal QE americano e dall’analogo provvedimento assunto dalla Bank of Japan, ma senza riscontri obiettivi negli indicatori macroeconomici dell’economia reale. Cioè a dire, mancano i fondamentali.

Nelle ultime settimane abbiamo avuto la conferma del fatto che questo rally vede un solo mercato trainare gli altri, con un volano che si indebolisce strada facendo. Il leader al comando è ovviamente il mercato USA. Basta osservare il grafico settimanale del S&P500 per riconoscere che siamo di fronte ad un trend bullish ormai biennale.

Il progressivo distacco del mercato USA dall’unione europea è dimostrato dal fatto che mentre il S&P segnava il record storico di 1700 punti, il nostro EuroStoxx 50 non riusciva a ritestare il precedente massimo a 2850 punti segnato due mesi fa, per la precisione il 28 di maggio. Per non parlare dei mercati nazionali più rappresentativi (Germania, Francia, Italia) che nel rally della scorsa settimana si sono fermati a un passo dai precedenti massimi, flettendo al ribasso prima di raggiungerli.

Inutile andare a cercare segnali di divergenze ribassiste sui principali indicatori ed oscillatori. Ce ne sono, così come c’è n’erano in abbondanza già nelle scorse settimane, ma sono state regolarmente violate e negate dalla corsa drogata al rialzo. Ogni massimo ha la potenzialità di essere un punto di swing per una possibile inversione ribassista, certamente, ma è meglio trattenersi dalla tentazione di vendere sui massimi. Solo quando l’inversione sarà conclamata, e cioè almeno dopo la conferma di minimi inferiori in chiusura sui grafici giornalieri, sarà possibile prendere posizione short. Prima di quel momento, i massimi sono solo relativi e destinati ad essere superati, presto o tardi. Armiamoci di pazienza e aspettiamo la conferma di nuovi minimi, per evitare di incorrere in inutili stop loss.

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